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La multiculturalità ha cambiato il Dna dei centri urbani
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Nella Torre di Babele
dei Comuni ticinesi
MAURO SPIGNESI


Alla fine del Duemila gli stranieri in Ticino erano 78.789 (oggi sono 97.310), il 25.7 per cento della popolazione totale, e a Lugano risiedeva il 13.7 per cento di persone senza passaporto svizzero. Da allora è cambiato tanto. Il flusso migratorio di questi ultimi vent’anni ha profondamente trasformato il tessuto urbano delle città, che hanno mutato pelle, sono cresciute, è aumentata l’interazione e anche il loro peso complessivo. Tanto che a un recente incontro a Zurigo sulla Greater Zurich Area e le sue opportunità di sviluppo e di business, mentre il sindaco Corine Mauch spiegava lo spirito d’apertura e scambio, il senso dell’accoglienza della sua amministrazione, il sindaco di Lugano, Marco Borradori (al Corriere del Ticino), ha sottolineato che "nella nostra città addirittura il 39 per cento degli abitanti non ha passaporto svizzero e abbiamo 140 nazionalità rappresentate", aggiungendo, con un punto d’orgoglio, che la multiculturalità, il caleidoscopio di colori, storie e culture, permette di avere stimoli per il futuro, diventa una sfida per il Municipio. È così? E come è mutato in questi anni il Dna delle città dei centri ticinesi?
Tanto. Dopo Lugano con 141 nazionalità diverse, in questa Torre di Babele ticinese c’è Bellinzona che invece ospita persone che arrivano da 106 popoli differenti e, a seguire, Locarno con 104. Se poi si vuole fare un discorso di percentuali di stranieri salta agli occhi il dato di Paradiso, dove il 57 per cento della popolazione non ha un passaporto svizzero. "L’essere aperti, accoglienti è sempre stato il tratto, la caratteristica stessa della nostra comunità, è un dato che storicamente ci ha accompagnato - spiega Ettore Vismara, avvocato e sindaco di Paradiso -. Il fatto di avere oltre la metà della popolazione straniera e oltre cento nazionalità diverse nel nostro territorio non è mai stato un fattore penalizzante, anzi. Questa dimensione internazionale ci ha sempre stimolato a fare meglio, a pensare a strumenti d’integrazione sempre più efficaci. Tanto è vero che a parte piccoli problemi non abbiamo mai dovuto affrontare, neppure nelle scuole, grandi difficoltà. E neppure pregiudizi".
Se dentro Zurigo, tornando alle parole di Corine Mauch, ci sono 170 nazioni, a Ginevra il 40% della popolazione è straniera e la città ha da sempre fatto della sua dimensione internazionale il suo valore aggiunto. "Dove ci sono più culture, dove nel tempo si crea una stratificazione, c’è sempre un arricchimento, una mutazione in positivo del tessuto sociale", spiega Toni Ricciardi, storico delle migrazioni e docente all’Università di Ginevra. "Dagli anni sessanta ad oggi in Svizzera non esiste città o spazio urbano che non abbia avuto una trasformazione dovuta alla migrazione. E non è vero che la multiculturalità, con le sue sensibilità, i suoi stili di vita, va a intaccare l’identità di un luogo. Semmai lo valorizza. Mi spiego. Oggi, per esempio, nessuno si scandalizza se a Ginevra o a Zurigo tra i ristoranti più prestigiosi ci sono quelli con una cucina italiana. Anzi, sono elementi positivi, articolano l’offerta. Fra 50 anni magari ci saranno locali kosovari o serbi, sarà la normalità, perché la storia va avanti e cambia la percezione che una comunità ha verso le nuove culture".
Samuele Cavadini, sindaco di Mendrisio, che ospita 95 nazionalità differenti, aggiungee: "Noi nel nostro piccolo siamo abituati alla dimensione cosmopolita della città. Qui abbiamo l’Accademia di architettura che accoglie studenti da tutto il mondo. E devo dire che quelle delle comunità straniere sono esperienze inclusive. Sono persone perfettamente integrate e lo vediamo, ad esempio, durante le processioni storiche, segno di una identità, alla quale partecipano in tanti, al di là della religione o delle diverse sensibilità".
Oltre Paradiso, dove la maggioranza della popolazione è straniera, c’è Bodio con il 51 per cento. Chiasso, Massagno e Bissone ruotano sotto il 50. "Il fatto di avere il 40 per cento di stranieri nel nostro paese è stato un vantaggio. Ci ha consentito di andare avanti e crescere, dal punto di vista economico con il loro gettito fiscale e anche demografico - spiega Andrea Incerti, sindaco di Bissone. Anche se buona parte degli stranieri, attorno al 25%, in realtà sono persone di Campione d’Italia che qui sono ben integrate, ecco perché non abbiamo mai avuto alcun problema. Semmai quello che ci preoccupa, con la dogana prevista a Campione, è il futuro".
Un caso a parte, invece, è la mutazione della Bassa Leventina. "Per noi avere la metà della popolazione senza passaporto rossocrociato non è mai stato un problema. Questo storicamente - spiega il sindaco di Bodio Stefano Imelli -. Dagli Anni 50, con la Monteforno, il nostro paese ha visto arrivare stranieri. Persone che non soltanto si sono integrate agevolmente ma che hanno animato la vita di Bodio partecipando o creando circoli culturali, associazioni musicali o sportive. Dico di più: oggi queste stesse persone sono diventate la nostra forza perché portano avanti i nostri valori".
mspignesi@caffe.ch
06.10.2019


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