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Ticino fanalino di coda a livello nazionale per le nascite
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Sempre meno giovani
e i paesi si spopolano
ANDREA BERTAGNI


Sempre più anziani e sempre meno giovani. Non è un’equazione. È la fotografia della popolazione ticinese. Che invecchia a vista d’occhio (vedi nella pagina a fianco) e ringiovanisce ancora meno. Nel 2018, ad esempio, le nascite sono state solo 2.556. Pochissime. Le più basse a livello nazionale. Insomma, in Ticino non si fanno più bambini. Nel resto della Svizzera invece sì.
Anche i dati dei primi sei mesi del 2019 confermano la tendenza. Da gennaio a giugno sono nati soltanto 1.151 bambini, a fronte di 1.593 decessi. Un saldo naturale negativo, dunque. Che si traduce in una mancata vitalità del territorio. Se il numero dei decessi supera quello delle nascite un Paese non ha più risorse. Fa fatica a tenere il passo.
Nell’ambito del movimento naturale, sottolinea l’Ufficio di statistica, è dal 2001 che in Ticino si misurano saldi naturali molto bassi ed è dal 2012 che tali valori sono nelle cifre rosse. Come se non bastasse anche i movimenti migratori sono in "crisi": tra arrivi e partenze di stranieri il saldo è negativo. Il che non aiuta la crescita demografica del Ticino. L’indebolimento dell’apporto migratorio non è di oggi. Sono vent’anni, sempre secondo l’Ufficio di statistca, che l’aumento demografico ticinese si è bloccato. La sola voce positiva di bilancio, precisa l’Ufficio di statistica, è quella delle acquisizioni della nazionalità svizzera da parte di cittadini stranieri ( 1.478 persone), che però non è sufficiente a compensare le "partenze".
Meno nascite e meno arrivi vogliono dire anche meno abitanti. Non a caso, lo scorso anno ben quattro regioni del cantone su cinque hanno visto calare la popolazione residente. Unica eccezione il Bellinzonese. Fanalino di coda il Mendrisiotto.
Il Ticino è dunque un cantone sempre meno abitato e sempre più vecchio. Questo nonostante dal 1. gennaio scorso siano partiti gli incentivi a sostegno delle famiglie che hanno figli. Oltre ai già esistenti assegni familiari, che prevedono una somma di 200 franchi per ogni figlio di età inferiore ai 16 anni e un assegno di formazione di 250 franchi per ogni figlio di età compresa tra i 16 e i 25 anni. Ovvero, il bonus bebè, per ogni neonato, anche se adottato e minorenne, alle famiglie viene conceesso un contributo cantonale di 3mila franchi. Il Ticino, va detto, non è l’unico a incentivare anche in questo modo la natalità. Chi ha un figlio nei cantoni di Lucerna, Uri, Svitto, Friburgo, Neuchâtel e Giura riceve un assegno di 1’000-1’500 franchi. Vaud, Vallese e Ginevra versano ai neo-genitori lo stesso importo del Ticino.
In realtà non è solo il Cantone a volere più figli. Anche diversi Comuni invogliano le famiglie ad allargarsi. Per far fronte a un calo della popolazione, passata nell’arco di quattro anni da 547 abitanti a 490, il Municipio di Brione sopra Minusio, ad esempio, concede dallo scorso 1. novembre 650 franchi annui per ogni neonato. ll bonus bebè viene corrisposto fino al terzo anno d’età e unicamente alle famiglie domiciliate nel Comune.
abertagni@caffe.ch
08.09.2019


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