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Speranze e preoccupazioni alla soglia della pensione
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L'Avs è un punto fermo
il secondo pilastro no
MAURO SPIGNESI


Nonostante i giovani siano sempre meno, nonostante la popolazione sia destinata a fare i conti con un progressivo invecchiamento, il futuro appare meno nero. Soprattutto per chi veleggia verso i 65 anni, incontro alla pensione. Lo dice il "barometro" dell’Istituto di consulenze finanziarie VZ VermögensZentrum. Lo studio, svolto nel 2019, arriva alla conclusione che gli svizzeri sono fiduciosi per "quanto riguarda la loro rendita Avs". Una buona fetta della popolazione, in sostanza, non si preoccupa delle proprie finanze "una volta in pensione". E la maggior parte risponde anche che "le proprie finanze sono migliorare rispetto a un anno fa. Ed ha addirittura la sensazione che questa tendenza proseguirà nel prossimo futuro. Grande fiducia, dunque, è riposta nell’Avs".
A destare invece preoccupazione nel campione (circa 600 persone) preso in esame dai ricercatori di VZ VermögensZentrum, coordinati dall’economista Karl Flubacher, è invece l’altro "sostegno" della vecchiaia, la cassa pensione, la cui capacità "viene messa in dubbio dal 60% degli intervistati". E d’altronde, per fare un esempio, chi nel 2002 aveva 55 anni e uno stipendio annuo pari a 120mila franchi e poteva aspettarsi circa 75mila franchi di rendita, deve oggi attendersi una riduzione "presumibile" almeno del 20%, ovvero una rendita di circa 60mila franchi.
E che sia sempre più difficile ottenere una pensione che si avvicini al 60% dell’ultimo salario percepito sul lavoro, come avveniva un tempo, lo mette in evidenza anche un’altra ricerca, stavolta di Comparis.ch. Che avverte come "la politica dei tassi bassi potrebbe avere effetti devastanti sulla previdenza per la vecchiaia dei più giovani". Nell’ultimo decennio "i rendimenti degli averi previdenziali - dice Comparis - hanno segnato un calo molto forte". Secondo i calcoli di Comparis, dall’introduzione del regime obbligatorio della previdenza professionale, nel 1985, il rendimento annuale reale medio degli averi delle casse pensione è del 3,6%. Dal 2008 il rendimento reale che si ottiene sull’avere della cassa pensione è ormai sceso al 2,8%. Ma "per i prossimi anni - afferma l’esperto di finanze di Comparis Leo Hug - nemmeno una rendita del 2,8% è realistica". Questo perché "dopo la crisi finanziaria i mercati "hanno tratto particolarmente beneficio dal calo dei tassi d’interesse. Le iniezioni di capitale delle banche centrali "non hanno mai raggiunto davvero l’economia reale". Il denaro, sempre secondo l’analisi di Comparis, è finito nei mercati finanziari e ha causato, tra le altre cose, un boom azionario.
Un problema serio questo delle pensioni, soprattutto visto l’andamento demografico del Ticino. Lo scorso anno, secondo il bilancio della popolazione 2018 dell’Ufficio cantonale di statistica, come in passato cresce il fenomeno degli ultrasessantacinquenni, che raggiungono quota 22.6% della popolazione. E si conferma anche un altro dato: l’aumento dell’indice di vecchiaia (rapporto tra anziani e giovani), ora di 171 ultrasessantacinquenni ogni 100 giovani di età inferiore ai 15 anni. In pratica, sottolinea l’Ufficio di statistica, si "evidenzia ulteriormente lo squilibrio tra generazioni".
mspignesi@caffe.ch
08.09.2019


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