Tour dove 33 anni fa ci fu il disastro nucleare ucraino
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Uno spettrale tour
fra i resti di Chernobyl
MARIA MICHELA D'ALESSANDRO DA CHERNOBYL


Congratulazioni! Sei ad un passo dall’esperienza della vita a Chernobyl", compare nell’email di conferma di avvenuta prenotazione. Nessun messaggio spam finito per sbaglio nella cartella di posta elettronica tanto meno uno scherzo. È proprio così che inizia il viaggio a Chernobyl, la città dell’Ucraina settentrionale distante dalla capitale Kiev poco più di cento chilometri e conosciuta in tutto il mondo per l’incidente nucleare del 1986.
Nonostante i 33 anni trascorsi da quella notte che ha avuto un enorme impatto geografico e storico, Chernobyl oggi è una città chiusa da confini militarizzati e da check point, strettamente controllata oltre che ancora radioattiva. L’unico modo per entrare nella cosiddetta zona di alienazione, istituita dopo l’incidente nucleare del 1986 e compresa nel raggio di 30 chilometri dal sito dell’ex centrale, è con una guida accreditata e in gruppi di 10/12 persone.
Iniziati nel 1999, oggi i tour a Chernobyl e a Pripyat, la città fantasma abbandonata dopo il disastro, vengono organizzati ogni giorno da una ventina di compagnie turistiche. Difficile orientarsi sul web per scegliere il "migliore" o il più economico, o addirittura uno che offra qualcosa di diverso da un altro: si parte da 89 dollari per un giorno e si arriva a 315 pernottando una notte. L’importante è attenersi alle regole: tra le restrizioni, essere maggiorenni, non aver fatto uso di alcol e stupefacenti nelle ore precedenti, indossare scarpe chiuse e abiti che non lascino parti del corpo scoperte e il divieto assoluto di toccare le migliaia di oggetti abbandonati tantomeno provare a portarli via. La prenotazione  solo online.
L’appuntamento è alle 7.45 di mattina davanti all’Hotel Dnipro nel centro di Kiev, proprio dietro Piazza Indipendenza. Ad aspettare fuori da un mini van dotato di ogni confort c’è Mikhail, 30 anni ucraino guida turistica di Chernobyl da nove: ogni giorno accompagna turisti di nazionalità diverse da Kiev alla zona di alienazione fino al reattore passandovi circa otto ore e rendendo la visita persino divertente. Durante il tragitto viene proiettato un documentario sulla strage di quel 26 aprile. Dopo una sosta poco fuori Kiev, si interrompe la visione solo per firmare lo scarico responsabilità al quale nessuno può sottrarsi.
Arrivati a Chernobyl il primo posto di blocco ferma tutti i pulmini in fila: dopo il controllo passaporti ad ogni visitatore viene consegnato un biglietto con chip di riconoscimento e un dosimetro da mettere al collo. Lo strumento utile per misurare la diversa esposizione individuale alle radiazioni ionizzanti è proprio una delle ultime novità introdotte dal governo ucraino solo un mese fa e che danno l’idea che tutto sia estremamente controllato, forse per attirare un sempre più alto numero di visitatori, aumentati di 55mila unità negli ultimi cinque anni.
14.04.2019


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