Pareri a confronto sul consumo e sull'abuso di alcol
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La scelta del bicchiere
tra dipendenza e piacere
ANDREA BERTAGNI


Si può bere e vendere alcol con coscienza o si sbaglia a lasciare troppa libertà di scelta? La domanda è tornata d’attualità dopo che l’ultimo rapporto del Monitoraggio svizzero delle dipendenze ha lanciato l’allarme, denunciando una politica sempre più permissiva. Che non valuta abbastanza l’impatto sulle fasce d’età più a rischio: i giovani e le persone anziane. Tutto questo, quando è il 4 per cento è dipendente da alcol. Con tutte le inevitabili conseguenze di questo fenomeno sulla società.
Jann Schumacher, presidente di Ticino Addiction, ne è sicuro. Allentando l’attenzione su una sostanza, che è molto più pericolosa dell’eroina, si sbaglia. Tanto più che sono possibili contromisure efficaci e poco costose. A cominciare dalla reintroduzione del divieto di vendita di qualsiasi bevanda alcolica nelle aree di servizio autostradali. Passando per un aumento dei prezzi. Certamente la società è chiamata a dare una risposta. A esserne convinto è anche il presidente dei sommeliers svizzeri, Piero Tenca, che punta all’educazione e al bere responsabile. Ma la tematica andrebbe approfondita nel suo complesso. A cominciare dall’importanza della famiglia. Che, nel caso di giovani, dovrebbe rappresentare una vera e propria rete di sostegno e protezione. Accostare l’alcol alla droga, secondo Tenca, è comunque sbagliato.

an.b.


Vietare è inutile bisogna educare i nostri ragazzi alla moderazione
Piero tenca Sommelier e presidente Associazione svizzera dei sommeliers professionisti

Se i giovani vivono un disagio lo reprimono con qualcosa. Può essere la droga, così come l’alcol. E purtroppo non servono proibizioni o limiti d’età: se vogliono, trovano sempre delle scappatoie. Ecco perché, per me è importante la famiglia, l’esistenza di una rete di sostegno a protezione dei giovani. Dai 13 anni in poi i ragazzi andrebbero osservati, capiti. Bisognerebbe studiarne il comportamento ed evitare così situazioni scorrette e problematiche. Le statistiche dicono che i giovani svizzeri bevono di più dei loro coetanei stranieri? Sinceramente sono scettico. Per il mio lavoro ho girato parecchio. Sono stato ad esempio in Inghilterra negli Anni ’60. Anni in cui la gioventù beveva veramente tanto il venerdì e il sabato sera. Stessa cosa in Germania e in Francia: insomma il nostro Paese non è confrontato con un fenomeno eccezionale. Il problema è più complesso. Certamente la società è chiamata a dare una risposta. Una strada può essere quella dei divieti. Ma la tematica, ripeto, andrebbe approfondita nel suo complesso. Dire ad esempio che il problema dell’abuso riguarda anche gli anziani mi sembra eccessivo. Sono stastiche che non rispecchiano la realtà. Vedo molti anziani che bevono con coscienza e rispetto delle leggi. Non vedo abusi. Bere un bicchiere di vino a 70 anni non è assolutamente sbagliato. Anzi. A questa età le persone conoscono bene dov’è il limite delle loro capacità cognitive. Nei corsi per sommelier insegnamo un consumo moderato, responsabile e molti gestori di esercizi pubblici fanno prevenzione in questo senso. A riprova di ciò, la scuola esercenti è attiva nell’insegnamento ai futuri professionisti. Vengono spiegate le leggi a cui gli stessi esercenti sono soggetti. Non dimentichiamo infatti che è vietata la vendita abusiva e il commercio alle persone che hanno una tendenza a bere.
Oggi su questo versante c’è molta più consapevolezza. Ecco perché accostare, ad esempio, l’alcol all’eroina mi sembra davvero azzardato e fuori luogo. Il vino non è da paragonare alla droga. I casi di acolismo ci sono, ma vengono curati. Ormai tutti quelli che bevono, lo ribadisco, stanno molto attenti. Soprattutto quando devono guidare. Oggi c’è molta più presa di coscienza rispetto al passato. Il merito è che a livello di prevenzione si è fatto e si sta facendo molto. A questo proposito voglio segnalare che il prossimo ottobre come associazione organizzeremo una conferenza in collaborazione con il Cardiocentro sul tema "Vino e cuore". Conferenza in cui parleremo di benefici e controindicazioni, ma anche di eccessi. Non a caso inviteremo anche la Polizia cantonale per parlarne. Non prendiamo insomma nulla alla leggera e il nostro impegno a favore della prevenzione e della sensibilizzazione è costante.


Puntiamo di più sulla prevenzione senza allentare le rigide normative
Jann Schumacher esperto nel campo delle dipendenze, presidente di Ticino Addiction

Dal punto di vista del consumo di alcol c’è stata una diminuzione nel corso degli ultimi anni. C’è quindi stata una sensibilizzazione maggiore e anche una più marcata attenzione da parte della popolazione. Ciò non toglie che rimangono ancora situazioni problematiche che riguardano ad esempio i giovani adulti e il loro consumo eccessivo durante i weekend. Un’altra casistica preoccupante è quella delle persone tra i 40 e 70 anni che sono le più numerose e mostrano un consumo problematico. Le persone anziane sono a maggiore rischio anche se il consumo è minore: possono avere qualche problema fisico in più, così come essere in cura e quindi assumere medicinali e farmaci. Le situazioni che riguardano queste due fasce d’età possono ancora essere migliorate. Anche perché la tendenza a livello politico degli ultimi anni favorisce un consumo che già è sempre più a basso prezzo e facilmente accessibile.
Mi riferisco in particolare all’abolizione del divieto di vendere qualsiasi bevanda alcolica nelle aree di servizio autostradali o all’iniziativa ancora pendente alle Camere federali di abolire la tassa sulla birra. Tutto questo, quando, non va dimenticato, dopo quattro anni di dibattiti, il Parlamento ha stralciato il progetto di revisione totale della legge sull’alcol. In questo senso non c’è perciò una sufficiente attenzione nei riguardi della prevenzione delle dipendenze. Nei confronti dell’alcol occorre insomma tenere alta l’attenzione basandosi sulla strategia nazionale sulle dipendenze che annovera 4 pilastri: prevenzione, terapia, riduzione del danno e regolamentazione. È guardando questa strategia che constato come nei confronti delle dipendenze ci sia stato un allentamento nelle decisioni politiche favorevoli alla salute pubblica. Tutto questo quando sono possibili contromisure efficaci e poco costose. Non va infatti dimenticato che l’alcol è una delle sostanze più pericolose a causa dei danni alla salute e pesa sui costi sociali. A dirlo sono numerosi studi scientifici. Questo anche per via della sua diffusione. Del resto è il 4% della popolazione svizzera che soffre di alcolismo con conseguenze sulla salute, sul lavoro, sull’economia e in ambito familiare. A tutto ciò si aggiunge un 20% che consuma alcol in modo puntualmente eccessivo e quindi fortemente a rischio malesseri e incidenti. Inoltre il consumo quotidiano cresce man mano che si invecchia: il 22% degli svizzeri tra i 65 e i 74 anni beve quotidianamente prodotti alcolici, mentre il picco lo raggiungono i 74enni: il 26% di loro consumano ogni giorno questo tipo di bevande. Gli studi scientifici dimostrano che si può considerare a basso rischio un consumo quotidiano di due bicchieri al giorno per gli uomini e di uno per le donne.
17.02.2019


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21.03.2019
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15.03.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, gennaio 2019
15.03.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale attività manifatturiere, Ticino, gennaio 2019
13.03.2019
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Ticino e Svizzera, febbraio 2019
11.03.2019
Notiziario statistico Ustat: Risultati provvisori della statistica delle transazioni immobiliari, quarto trimestre e anno 2018
11.03.2019
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07.03.2019
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27.02.2019
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'Ordine del Giorno della seduta dell'11 marzo 2019.
27.02.2019
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