Cosa c'è dietro il movimento francese dei "gilet gialli"
Immagini articolo
La valvola di sfogo
della rabbia popolare
NENAD STOJANOVIC, POLITOLOGO UNIVERSITÀ DI GINEVRA


In Francia il prezzo della benzina è aumentato di 3,9 centesimi di euro quest’anno e un ulteriore aumento di 2,9 centesimi era previsto per l’anno prossimo. Poca cosa, si direbbe. Sicuramente non è solo questo il motivo che ha scatenato la rivolta dei "giubbotti gialli". Ma è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un vaso colmo di frustrazioni, diseguaglianze, salari stagnanti, disoccupazione.
Molti francesi sono critici verso chi li governa. Ma questa non è una novità. È almeno dal 1981 che la maggioranza vota sempre contro l’uomo che detiene il potere esecutivo, e spesso anche contro il suo partito. Quell’anno non hanno infatti rieletto il presidente di destra, Valéry Giscard d’Estaing, portando all’Eliseo il socialista François Mitterrand. Ma già nel 1986, nelle elezioni legislative, vince la destra e Jacques Chirac diventa primo ministro. Scontenti della sua politica, nelle presidenziali del 1988 i francesi mandano a casa Chirac e rieleggono Mitterrand.
Ma ecco che nel 1993 la destra torna al potere: Edouard Balladur diventa primo ministro. Nelle presidenziali del 1995 Chirac si presenta come l’uomo nuovo, dice di voler risanare la "frattura sociale": al primo turno sconfigge Balladur, mentre al secondo batte il socialista Lionel Jospin. Alain Juppé diventa primo ministro. Ma la politica di destra del governo Juppé causa scioperi e manifestazioni di decine di migliaia di persone. Nel 1997 Chirac è costretto a scogliere il Parlamento. La sinistra vince le elezioni e Jospin diventa primo ministro. Il suo governo introduce la settimana lavorativa delle 35 ore. Per ben cinque anni Chirac sta in disparte. Ma questo gli giova, perché lo scontento dei francesi si può dirigere verso Jospin e i socialisti. Ecco quindi che nelle presidenziali del 2002 succede l’impensabile: al primo turno Jospin è sconfitto da Jean-Marie Le Pen, il leader dell’estrema destra. Al secondo turno Chirac è eletto alla grande (82%!), la destra torna al potere e può governare per i prossimi cinque anni.
L’unica eccezione, apparente, alla narrazione che ho presentato accade nel 2007, quando i francesi riconfermano la destra. Apparente, perché in realtà nemmeno quell’anno è stato riconfermato un presidente o un primo ministro uscente. Il vincitore, Nicolas Sarkozy, si era infatti abilmente profilato come opposizione interna non solo a Chirac (che dopo 12 anni non si ripresentava) ma soprattutto al primo ministro uscente, Dominique de Villepin.
Nel 2012 Sarkozy non è rieletto: il socialista François Hollande diventa presidente e la sinistra ottiene la maggioranza assoluta nel Parlamento. Solo cinque anni dopo Hollande non osa nemmeno ripresentarsi, talmente forte è la rabbia dei francesi verso la sua politica. Ci prova però il suo primo ministro, Manuel Valls. Niente da fare. Questo socialista di destra non riesce nemmeno a passare le primarie nel Partito socialista e viene quasi battuto anche nelle legislative. In fondo, accettando la carica di primo ministro, Valls ha commesso l’errore che Sarkozy aveva evitato negli anni 2000.
Ma la tattica di Sarkozy è stata usata da un ministro del governo Valls: Emmanuel Macron. Nominato ministro dell’economia nel 2014, già nel 2016 si dimette, proprio con lo scopo di prendere le distanze dal governo uscente. L’astuzia paga: è eletto trionfalmente (66!%) e gli riesce persino l’impresa di creare un proprio partito che in giugno 2017 vince la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale. La luna di miele non dura però a lungo: solo un anno e mezzo dopo i giubbotti gialli lo mettono in ginocchio. Vista la storia dal 1981 in poi, solo un miracolo potrebbe salvare Macron e il suo partito nelle elezioni del 2022.
Quando in una democrazia i cittadini sono scontenti hanno sostanzialmente due possibilità. Possono aspettare le prossime elezioni e non rieleggere i partiti e/o le persone che stanno al potere. Ma possono anche esprimere il proprio scontento manifestando nelle piazze, in modo pacifico o violento.
È in queste situazioni che capiamo meglio i vantaggi di un sistema democratico che non si basa solo sulle elezioni. Infatti, se i francesi avessero la facoltà di indire referendum - per esempio sull’aumento delle tasse sulla benzina - le energie degli scontenti si dirigerebbero verso la raccolta firme, la campagna referendaria, il lavoro di convincimento. Alla fine la maggioranza dei votanti decide. In Svizzera, per esempio, nel novembre del 2013, il 60% dei votanti ha rifiutato l’aumento del contrassegno autostradale da 40 a 100 franchi.
Certo, la minoranza rimane scontenta. Ma è più facile accettare il verdetto se dall’altra parte stanno altri cittadini e non una persona (presidente, primo minstro). Il palazzo dell’Eliseo può essere attaccato. Ma non la maggioranza dei cittadini che ha deciso nel segreto dell’urna. In altre parole, la democrazia diretta è una valvola di sfogo ma ha anche un effetto di pacificazione.
16.12.2018


Articoli Correlati
LO STUDIO

La qualità
dei media svizzeri
IL DOSSIER


La contestata
legge di polizia
IL DOSSIER


Rimborsopoli
IL DOSSIER


Le polemiche
sul Cardiocentro
IL DOSSIER


La passerella
sul Verbano
IL DOSSIER


Microplastiche
piaga dei laghi
GRANDANGOLO

La rivolta dei medici
contro il loro vertice
L'INCHIESTA

"Col telelavoro avremo
impiegati più motivati"
L'IMMAGINE

Una settimana
un'immagine
LE PAROLE

di Franco Zantonelli

L'Emmental migliora
con il rock e Mozart
LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
Il sogno globalista
sulla "via della seta"
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
Le famiglie in fuga
dalle paure di Kabul
Guido Olimpio
Guido Olimpio
La labile ideologia
dei nuovi terroristi
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
L'Ue messa a dura prova
dall'avanzata sovranista
Mariarosa Mancuso
Mariarosa Mancuso
Dramma e commedia
al Festival di Locarno
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Per le famiglie servono
sostegni continuativi
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
Cibo e ambiente
allungano la vita
Luca Mercalli
Luca Mercalli
Siccità, piogge e uragani
nel sordo allarme clima
ULTIM'ORA
Dall'
Amministrazione
Dalla
Polizia
Ultim'ora
21.03.2019
La Sezione forestale comunica che il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto (RLCFo/RaLLI) è in vigore a partire da giovedì 21 marzo 2019 alle ore 12.00 a causa del pericolo d'incendio di boschi. La misura è attiva su tutto il territorio cantonale.
15.03.2019
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale, andamento e prospettive di evoluzione dell’economia ticinese, marzo 2019
15.03.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, gennaio 2019
15.03.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale attività manifatturiere, Ticino, gennaio 2019
13.03.2019
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Ticino e Svizzera, febbraio 2019
11.03.2019
Notiziario statistico Ustat: Risultati provvisori della statistica delle transazioni immobiliari, quarto trimestre e anno 2018
11.03.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale alberghi e ristoranti, Ticino, gennaio 2019
07.03.2019
Il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto è revocato a partire da giovedì 7 marzo 2019 alle ore 10.00. Si ricorda che restano in vigore le prescrizioni generali definite dal Regolamento di applicazione dell'Ordinanza contro l'inquinamento atmosferico (ROIAT)
27.02.2019
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'Ordine del Giorno della seduta dell'11 marzo 2019.
27.02.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale banche, Ticino, gennaio 2019

Sfoglia qui il Caffè

E-PAPER aggiornato
dalla domenica pomeriggio

La pubblicità
Per chi vuole
comunicare
con il Caffè
App
"Il Caffè+"
per iPad e iPhone
Scarica »
App
"Il Caffè+"
per Android
Scarica »
Rezzonico
Editore
Tessiner Zeitung
Vai al sito »



I video della settimana
Inviate i vostri video a caffe@caffe.ch

Brexit:
a Londra marcia
per un nuovo
referendum

Gilet gialli,
un sabato
tranquillo