I paradossi della legge Usa da Pittsburgh ai pacchi bomba
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Come i killer dell'Isis
ma non sono terroristi
GUIDO OLIMPIO


Robert Bowers, un camionista anti-semita, allineato su posizioni della destra estrema americana, ha attaccato - come si sa - una sinagoga a Pittsburgh. Undici le vittime, molti feriti e tra questi alcuni agenti. Tutti colpiti dal killer armato di un fucile AR 15 e tre pistole. Un uomo pronto a dare battaglia. Sangue di innocenti. Un gesto che ha seguito l’invio di una dozzina di pacchi-bomba a importanti figure, da Barack Obama a Hillary Clinton. Presunto colpevole un ex spogliarellista, Cesar Sayoc, affascinato da teorie cospirative e fan - anche se dell’ultima ora - di Trump e del trumpismo. Anch’egli schierato su posizioni razziste.
Dinamica e tattica ricordano quelli di formazioni eversive, come lo Stato Islamico. Eppure per la legge americana questi imputati non rientrano nella categoria "terroristi". Perché non presentano due aspetti necessari: non c’è un legame con gruppi stranieri e dietro l’atto di non vi è un’ideologia che propugna il terrorismo. Inoltre c’è lo scudo del Primo emendamento che concede libertà di parola anche a chi adora Adolf Hitler.
È una situazione legale quanto paradossale. Magistrati e poliziotti non sembrano preoccuparsene, se ne lavano le mani affermando che gli arrestati saranno giudicati per "crimine d’odio", formula che ingloba coloro che colpiscono una persona per il colore della pelle, per la sua fede religiosa, per le sue scelte personali di vita. Le pene sono severissime. Però è chiaro che le definizioni hanno un loro valore, così come un impatto. Tanto è vero che alcuni commentatori pongono il problema.
Sarebbe necessario uscire da etichette e parametri. Sui dizionari ci sono decine di definizioni di "terrorismo", ognuno ha la sua e non aiuta a raggiungere una sintesi. È impossibile. Per questo è importante esaminare questi casi singolarmente, guardando al modus operandi, alle opinioni dell’autore di un attacco e alle sue posizioni politiche. Infine serve considerare le conseguenze più ampie, nella società e sul funzionamento di una democrazia. Giudicando caso per caso.
Il camionista era un solitario - lo hanno definito un fantasma -, senza amici e di poche parole. Però era molto attivo sul web dove postava pensieri xenofobi, accusava gli ebrei di favorire l’invasione di immigrati, prometteva una ritorsione dura. Bowers non ha agito per una causa personale, ma in nome di "valori" - i suoi - che non sono certo neutrali. Appartengono alla sfera sociale e politica. Infine è andato all’assalto, come un militante, imbracciando la copia di mitra e portandosi dietro l’arsenale. Non ha tirato a caso, aveva un target. E Sayoc, pur senza fare vittime, ha costruito i suoi ordigni su un furgone ed ha messo in allarme l’intero paese in piena campagna elettorale. Alla base c’era comunque una scelta chiara, lo erano anche i suoi target, schierati in campo liberal o democratico.
Ecco perché derubricare il reato è rischioso, passa il messaggio che non è una minaccia grave quanto quella espressa dai seguaci del Califfo. Una valutazione che comporta anche risorse diverse nel contrasto del fenomeno, nettamente in crescita: agenti che lo combattono, inchieste, attenzione dell’intelligence. A meno che certe idee, in questa epoca di grandi "rivoluzioni", non siano considerate potabili.
04.11.2018


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