Pro e contro l'assegno neonato deciso da alcuni comuni
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I bonus bebè aiutano
ma non fanno fare figli
PATRIZIA GUENZI


Anche Brione sopra Minusio ha deciso di adottare una politica di incentivi per le famiglie introducendo un bonus bebè: 650 franchi annui per ogni neonato e per tre anni. Brione sopra Minusio non è il primo Comune in Ticino a ricorrere al bonus bebè anche per scongiurare lo spopolamento. Utile, inutile? Per alcuni è un regalo, soldi buttati, non serviranno a riempire le culle; per altri invece è un aiuto importante, perché appena nato un figlio comporta spese ingenti, fatte in blocco (culla, passeggino, pannolini...).
Intanto, la natalità diminuisce, ancor di più in situazioni di incertezza. Se i genitori non sanno come potranno mantenerli, la voglia di fare figli cala. Un’incertezza data anche dalla carenza di strutture per la prima infanzia economicamente accessibili a tutti. Mentre compito di una società - per molti - è garantire alle famiglie le condizioni necessarie per decidere se fare figli. Anche con congedi lavorativi più lunghi e flessibili. E, ovviamente, con la garanzia dell’impiego dopo il periodo di assenza. Un impegno che implica una sorta di alleanza tra cittadino-Stato e impresa. Quest’ultima deve essere cosciente che perdere l’investimento fatto su un lavoratore è controproducente e quindi poterlo reintegrare va (anche) a suo favore.

p.g.


I bambini assicurano il futuro e un Paese moderno li tutela
Simone Banchini titolare di uno studio di consulenza genitoriale
Le famiglie vanno aiutate tenendo conto di quello che realmente danno alla società. E loro offrono moltissimo. Sul valore di una nuova vita non si discute. Ecco perché tutto ciò che si fa per le famiglie è utile e indispensabile. In un certo senso potremmo dire che non si fa mai abbastanza. I bambini sono il nostro futuro, la forza di una società, la ricchezza di un Paese.
E allora, il bonus bebè che alcuni Comuni hanno deciso di elargire ad ogni neonato è sicuramente utile. Una politica di incentivi per le famiglie, ma anche un modo per incoraggiare altri genitori a trasferirsi con i loro figli in quel paese, al fine di ovviare al calo di bambini in età scolastica. Un ringraziamento, in un certo senso. È però evidente che non sono quei soldi a spingere un genitore a procreare, ci mancherebbe! A mio avviso occorrerebbero altri stimoli economici, versati in proporzione al numero di figli. Ad esempio, l’assegno familiare di 200 franchi dovrebbe lievitare a 250 per il secondo figlio, a 300 per il terzo. Non è vero che la spesa di quattro figli è quella di uno moltiplicata per quattro. Ogni bambino costa "a modo suo". Ha le sue esigenze, i suoi bisogni, oltre che le sue passioni.
Insomma, sappiamo tutti quanto i bimbi siano preziosi per una società. E sovente a procreare sono le famiglie meno abbienti, quelle che hanno più bisogno di aiuto e di sostegno. Per loro, ritrovarsi in tasca qualche soldo in più è positivo. Tuttavia, meglio sarebbe un’entrata regolare, per tutta l’infanzia e non si esaurisca nel giro di uno-tre anni. Oggigiorno la dipendenza economica dei figli dura più o meno sino ai 18 anni. E, stando ad alcuni calcoli di riferimento, risulta che un bimbo da zero a 18 anni costa in media oltre 2mila franchi al mese.
C’è poi tutto il discorso delle strutture, asili e pre-asili. Un costo importante per alcune famiglie. Tant’è che a volte per un padre o per una madre tornare a lavorare dopo la nascita di un figlio non conviene, spenderebbe gran parte dello stipendio per il nido o per la baby sitter. Mentre uno Stato che vuole davvero fare qualcosa per le famiglie deve sviluppare l’offerta di strutture per la prima infanzia e ridurne i costi. Sovente troppo alti. Soprattutto per i nuclei monoparentali, sempre più numerosi. Occorrono misure concrete per sostenere i genitori, affinché possano decidere di avere dei figli senza dover scegliere tra famiglia e professione. Questo fa un Paese all’avanguardia. E più che con i soldi, siano essi bonus bebè una tantum o assegni, lo fa permettendo ai padri e alle madri di avere un reddito sufficiente e dignitoso. Ricordiamoci che è più importante costruire una società con dei bambini che una società con delle belle autostrade.


Chi ha figli cerca comodità come i servizi vicino a casa
Angelo Geninazzi Economista
Sulla scia di alcuni enti locali nella Svizzera interna, anche Brione sopra Minusio ha introdotto, addirittura retroattivamente, un "bonus bebè" per incentivare l’insediamento di famiglie. Quest’ultime infatti garantiscono ad un comune una sua ragione d’essere, una vita sociale che spesso si crea attorno alla scuola o ad associazioni di tempo libero incentrate proprio sui bambini. Riuscirà dunque il versamento di un importo una tantum - o sull’arco di tre anni come nel caso di Brione s.Minusio - a far fronte all’esodo di famiglie con bambini di questi comuni? La domanda perlomeno è giustificata: difficile pensare che un nucleo famigliare decida di investire tempo e soldi in immobili, traslochi e di modificare il proprio contesto sociale in cambio di un paio di biglietti da mille. Le esigenze delle famiglie stesse probabilmente riguardano più alcune comodità - per cui spesso sono disposte a pagare - come scuole nella vicinanza, servizi di mensa o doposcuola, disponibilità di preasili e asili nido o anche il contesto associativo e ricreativo per le attività di tempo libero. Un fattore sempre più determinante, non solo per le famiglie, è anche l’accessibilità viaria/ferroviaria che permette l’indipendenza dei figli più grandi. Non da ultimo gioca un ruolo determinante il prezzo dei terreni/immobili e degli affitti.
Tuttavia il gesto di comuni che segnalano con un "bonus" la propria disponibilità ad accogliere famiglie merita attenzione e curiosità. I comuni per famiglie competono tra di loro e in questo contesto il "grido" manifestato da chi propone questo tipo di azioni, per certi versi innovative, può trovare terreno fertile. A condizione che la politica per la famiglia non si limiti al bonus ad inizio vita ma contribuisca alle comodità di chi ha figli in età prescolastica e scolastica. E qui per i comuni a caccia di famiglie, spesso confrontati come Brione sopra Minusio ad una riduzione della popolazione, inizia la sfida: la messa a disposizione di servizi per famiglie è generalmente un costo importante per l’ente pubblico, il quale sarà così chiamato a trovate la giusta via di mezzo ed eventualmente collaborazioni intercomunali per creare realmente un contesto interessante per genitori e bambini.
La risposta sulla bontà e sull’efficacia del bonus per bebè la fornirà il federalismo svizzero: idee brillanti e riuscite, tentate da singole entità locali, verranno automaticamente riprese da altre collettività con gli stessi obiettivi. L’innovazione è favorita da due aspetti: una forte autonomia dei Comuni (e anche dei Cantoni) ed enti locali coraggiosi. Sotto quest’ultimo aspetto il (primo) passo della politica familiare di Brione sopra Minusio è senz’altro da salutare.
04.11.2018


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