A confronto i deputati Marco Chiesa e Corrado Pardini
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La democrazia in gioco
con l'iniziativa udc
ANDREA STERN


Si chiama "iniziativa per l’autodeterminazione" e chiede di inserire nella Costituzione svizzera il primato del diritto nazionale rispetto a quello internazionale. L’ha presentata l’Udc, secondo cui è inammissibile che dei giudici stranieri possano interferire nell’applicazione delle decisioni del popolo svizzero. Tutti gli altri principali partiti sono contrari, come anche il Consiglio federale. Essi sostengono che l’approvazione di questa iniziativa metterebbe in pericolo la stabilità e l’affidabilità della Svizzera. E che sarebbe dannosa sia per i diritti umani, sia per la piazza economica. In vista della votazione popolare del 25 novembre, il Caffè ha messo a confronto gli argomenti del consigliere nazionale udc Marco Chiesa, favorevole all’iniziativa, e del consigliere nazionale bernese Corrado Pardini, socialista e contrario.

a.s/an.b.


Cosa cambierebbe in Svizzera nel caso in cui l’iniziativa per l’autodeterminazione dovesse essere approvata?

Marco Chiesa: Cambierebbe che le decisioni popolari dovrebbero essere applicate alla lettera. Non potrebbero più essere annacquate come è purtroppo successo nei casi dell’iniziativa per l’espulsione dei criminali stranieri o di quella contro l’immigrazione di massa. La necessità di questo cambiamento nasce dal fatto che dal 2012 il Tribunale federale ha deciso di anteporre il diritto internazionale alla Costituzione elvetica. Ha di fatto messo una camicia di forza alla democrazia diretta, che è sempre stata il valore aggiunto del nostro Paese. Con questa iniziativa noi vogliamo far sì che la volontà del popolo torni ad essere rispettata.

Corrado Pardini:  La prima e più immediata conseguenza sarebbe la perdita di reputazione del nostro Paese, che al di fuori dei confini nazionali è conosciuto per essere affidabile e con una grandissima credibilità. Siamo insomma una Nazione di cui ci tutti ritengono di potersi fidare. Se l’iniziativa dovesse essere accettata, si metterebbe a rischio il buon nome della Svizzera. Verrebbe inserita nella Costituzione la possibilità di violare i trattati internazionali. Questo comprometterebbe la certezza del diritto. E all’esterno ci farebbe apparire  come un Paese poco credibile e soprattutto poco stabile, visto che ogni accordo potrebbe essere bocciato dal popolo. Non va infine dimenticato che diversi punti dell’iniziativa sono formulati in modo poco chiaro. Rischia di diventare l’ennesima iniziativa di difficile applicazione.



Cosa cambierebbe per la Svizzera a livello internazionale in caso di sì? Si rischierebbe di incrinare le relazioni con gli altri Paesi?

Marco Chiesa: Nelle relazioni con l’estero non cambierebbe nulla, perché già oggi nessun Paese al mondo considera il diritto internazionale superiore al proprio diritto costituzionale. Manterremmo tutti i contratti che abbiamo sottoscritto, perché sono conformi alla Costituzione svizzera. Altrimenti non sarebbero stati sottoscritti. È solamente nella fantasia degli avversari che si possono immaginare dei cataclismi. La stessa Economiesuisse ha esaminato gli oltre 600 accordi internazionali siglati dalla Svizzera e ha evidenziato che non ce n’è neanche uno che andrebbe disdetto. L’unico accordo che oggi è anticostituzionale è quello sulla libera circolazione delle persone. In caso di sì all’iniziativa per l’autodeterminazione andrebbe applicata la volontà del popolo, che si espresso per dei contingenti e per la preferenza indigena. Le Camere federali non avrebbero più i pretesti per non farlo.

Corrado Pardini: A livello internazionale l’iniziativa metterebbe in pericolo in primo luogo gli accordi bilaterali con l’Unione europea. Accordi che a livello economico sono indispensabili per la Svizzera. La piazza economica vuole certezze giudiriche a medio termine e il nostro Paese non può permettersi di apparire incerto ogni qualvolta stipula un accordo. Il motivo è che esportiamo più del 50% della nostra produzione industriale. Siamo insomma profondamente legati all’Unione europea e alle altre nazioni. Non possiamo rischiare di far allontanare le imprese perché non si sentono sicure del nostro diritto. L’economia prima o poi ci presenterebbe il conto.



Perché gli oppositori sostengono che l’iniziativa per l’autodeterminazione sia "contro i diritti umani"?

Marco Chiesa: La chiamano così perché devono dipingere i diavoli sui muri, visto che non hanno altri argomenti. È una mistificazione. Tutti i diritti fondamentali sono garantiti dalla Costituzione svizzera. Inoltre la nostra iniziativa non chiede la disdetta della Convenzione dei diritti dell’uomo, anche se non è mai stata approvata dal popolo. L’iniziativa si limita a mettere in evidenza che qualora vi fosse un conflitto tra un tribunale svizzero e quello di Strasburgo, andrebbe applicata la decisione svizzera. Va infine sottolineato che la stessa Unione europea non ha sottoscritto la Convenzione dei diritti dell’uomo, adducendo il motivo che perderebbe troppa autodeterminazione.

Corrado Pardini: La ragione per la quale viene chiamata "iniziativa contro i diritti umani" è molto semplice. Se dovesse essere accettata, ogni individuo avrebbe meno possibilità di far valere i propri diritti. Faccio un esempio significativo: nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha sconfessato il Tribunale federale, dando ragione alle famiglie dei lavoratori vittime dell’amianto. Per la giustizia svizzera gli operai avevano 5 anni di tempo per chiedere un risarcimento. La Corte europea ha fissato questo limite a 10 anni. Ebbene, dopo questa sentenza, anche il diritto svizzero è stato adeguato a protezione dell’individuo.
04.11.2018


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