I sindacati denunciano i risparmi degli istituti per over 65
"Si pensa più ai costi
che agli ospiti anziani"
PATRIZIA GUENZI


Sa qual è il problema? È tutto legato ad una gestione delle cure in cui la centralità della persona, del paziente anziano in questo caso, è andata a farsi benedire a favore dell’economicità". Non usa mezze parole Stefano Testa, segretario cantonale aggiunto del sindacato Vpod, per descrivere la situazione degli istituti per over del cantone. "È brutto dirlo - aggiunge Testa -, ma i tempi per le cure e la gestione del paziente sono sempre più ristretti, bisogna risparmiare sui costi, di conseguenza il personale è sottoposto a ritmi di lavoro molto intensi".
Insomma, i sindacati non nascondono di essere consapevoli di quanto i dipendenti siano sottoposti a stress e turni massacranti, spesso poco supportati dai diretti superiori. "Noi assicuriamo un sostegno - sottolinea Testa -. Ovviamente non siamo lì, non viviamo la loro realtà. Ascoltiamo quello che hanno da dirci, a questo servono le assemblee, e poi facciamo da tramite con le direzioni. Ho comunque notato che spesso, oltre agli aspetti gestionali, vi sono anche attriti caratteriali. E quando si lavora in team è facile che vi siano scontri dovuti a visioni differenti".
Per Carlo Vanoni, sindacalista Ocst, la situazione tutto sommato è abbastanza sotto controllo. "A Casa Rea - dice -, si sta cercando di sistemare le cose. La persona che creava problemi (il responsabile delle cure sospeso da un giorno all’altro, ndr.) è stata allontanata. È comunque evidente che va migliorata la gestione". E Testa aggiunge: "Non abbiamo ragione di pensare che il municipio non voglia al più presto risolvere la questione". Tempo al tempo, suggeriscono i sindacati. Mentre i dipendenti non ne possono più di pazientare. Anche al San Carlo di Locarno, assicura Vanoni, "c’è la volontà di rimettersi in gioco. Malgrado la presenza di alcuni ‘vecchi’ dipendenti che sembrano volersi mettere di traverso a tutti i costi".
Audit terminato al San Donato di Intragna, dice Vanoni, "a cui è seguito un incontro con la commissione interna del personale. Un altro è già previsto ai primi di gennaio col consiglio di fondazione dell’istituto". In questo caso, spiega Vanoni, "il problema principale sta nei rapporti tra le persone, tra direzione e dipendenti, a mio avviso si tratta di parole, frasi e atteggiamenti percepiti male. A volte basta un niente per scatenare una reazione". Anche se in questo caso, stando alle proteste dei dipendenti, il malessere si trascina da una decina di anni.
10.12.2017


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