Maythm Ghazi trapiantato grazie all'organo di un'amica
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'Senza il rene di Leticia
ormai sarei già morto'
PATRIZIA GUENZI


Quando sei nel bisogno un aiuto lo trovi sovente al di fuori della cerchia familiare. Una constatazione amara ma sovente vera. L’ha provata sulla sua pelle Maythm Ghazi, 38 anni, di origine irakena, dal 1982 in Svizzera, quando s’è ritrovato ad aver bisogno di un rene. "Mi ha salvato la vita una sconosciuta, Léticia, grazie a lei potrò godermi la mia famiglia e veder crescere i miei tre figli".
Beh, proprio una sconosciuta Leticia Hinojosa, 36 anni, non lo era. In realtà, i due erano amici d’infanzia. Poi si sono persi di vista. Si sono sposati, hanno avuto dei figli. E pur abitando ambedue nel canton Vaud non si sono più rivisti. Professioni totalmente diverse, nessuna occasione per incontrarsi. Ma il destino, si sa, non dimentica. E così, quando Maythm lancia un appello sui social per chiedere un rene, tra chi s’è messo a disposizione c’è anche Leticia. Ha riconosciuto l’amico d’infanzia. "Ricordo ancora quella notte che mi ha telefonato - racconta Maythm -. Non si è persa in tanti discorsi. Mi ha detto ‘cosa devo fare?’. E l’ha fatto. Ha seguito passo passo tutti gli esami, le visite, i controlli... Sino alla fine. Ed effettivamente è risultata compatibile. Un miracolo! C’è chi aspetta mesi e mesi prima di avere un organo". Era il 2016. "Non potevo ignorare il suo appello - ha spiegato la donna a Le Matin Dimanche che ha raccontato la loro storia -. Ho cinque figli e ho subito pensato ai tre bambini di Maythm, rischiavano di restare senza un padre. No, non potevo ignorare quel messaggio". Un paio di anni per completare tutti gli esami e lo scorso luglio l’intervento.
La salute dell’uomo ha iniziato a vacillare seriamente nel 2016. Il diabete aveva compromesso i suoi reni e i medici gli avevano diagnosticato una grave insufficienza renale. "Lavoravo, mi occupavo con mia moglie dei bambini... poi ad un certo punto non ce l’ho più fatta. Ero sempre stanco. Solo un trapianto mi poteva salvare. I miei reni erano completamente andati. Purtroppo i medici, che avevano iniziato l’iter per portarmi al trapianto, mi hanno avvertito che prima di trovare un rene compatibile avrei povuto aspettare anche cinque anni. Mi è caduto il mondo addosso. E così ho pensato di fare un appello sui social". La famiglia, anche se informata solo parzialmente della gravità della situazione, "non si è mai proposta. E allora ho lasciato perdere, non ho nemmeno chiesto di provare a verificare se uno di loro era compatibile".  
Solitamente poco incline a parlare della sua vita, Maythm racconta tutta la sua storia su Facebook. Si apre e spiega di cosa ha bisogno. Chiede un aiuto o anche solo una condivisione per dare più visibilità al suo messaggio. "Ho ricevuto molto sostegno - dice -, non me l’aspettavo. Ma in realtà nessuno mi ha contattato per il test sulla compatibilità. Solo in quel momento ho capito che forse la mia era una stata un’idea folle. Come potevo pensare che un estraneo consentisse a darmi una parte del suo corpo?".
E invece Leticia l’ha fatto. Per quasi due anni s’è sottoposta ad ogni tipo di esame. Un bell’impegno con una famiglia così numerosa e un lavoro a tempo pieno. Nel frattempo, la salute di Maythm non doveva peggiorare. Purtroppo, invece, nel 2018, ha dovuto iniziare la dialisi. "Quattro ore ogni due giorni - racconta -. Avevo tutto il tempo per meditare sul gesto di Leticia che probabilmente non avevo ancora compreso sino in fondo in tutta la sua grandezza. E lì ho capito che solo una bella persona come lei poteva fare una cosa simile. Perché Léticia è davvero speciale". E Maythm, nelle lunghe ore della dialisi, tornava col pensiero alla sua infanzia, assieme a Leticia. "Già allora eravamo molto legati. Oggi lo siamo ancora di più, oggi il nostro è un legame di sangue".
pguenzi@caffe.ch
13.10.2019


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