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Stefania Colombo, dalla Scala di Milano a via Nassa
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"Per me l'arte antica
non ha più segreti"
ANDREA BERTAGNI


Il mestiere del restauratore va cercato". Stefania Colombo, 43enne di Varese e responsabile del negozio di anticità la Colonna di Lugano, va dritta al punto. Nel campo dell’arte la passione non basta. Non basta a sbarcare il lunario. Anche se nel proprio curriculum c’è scritto che si è restaurato il teatro alla Scala di Milano. Come successo a Stefania, restauratrice 43enne. "Mi sono occupata degli stucchi e degli apparati decorativi in cartapesta - spiega - ma anche dei corridoi che nel 1800 erano stati coperti con vernice, mentre oggi grazie alle opere di ripristino si ripresentano con i marmi dell’epoca".
Bravura, pazienza e meticolosità che Stefania ha portato avanti negli anni, iniziando dal basso. "Dopo l’Accademia d’arte di Como in restauro conservativo, ho lavorato nel Nord Italia principalmente su tele e dipinti murali di chiese a volte sperdute, ma bellissime. È stata davvero un’esperienza appagante". Appagante, ma a corto termine, perché ogni cantiere si apre ma si chiude anche. "Ecco perché dico che il mio mestiere va cercato, è dinamico, perché alla fine si è sempre un po’ precari". Tradotto: non si lavora senza un incarico. "Si è liberi professionisti a tutti gli effetti - sottolinea Stefania - ci si appoggia a chi vince le gare d’appalto, difficilmente il datore di lavoro ti assume a tutti gli effetti". Un mestiere in sospeso. Come le opere che vengono restaurate. Soggette alla variabilità del tempo. Che scorre. E nulla mantiene.
Stefania in ogni caso non ha mollato. E la costanza l’ha portata a Lugano. In via Nassa. Dalla Scala al salotto sul Ceresio. "Ho iniziato quando i fondatori della galleria, Achille Papini e Fiore Belli erano ancora vivi, la signora Belli aveva bisogno di una restauratrice che si occupasse anche di commercio di opere d’arte. Mi sono data da fare e oggi posso dire di aver fatto diversi passi avanti". L’approdo al commercio per Stefania ha significato scoprire un altro mondo. Un mondo che oggi è molto cambiato rispetto al passato. "Negli anni la piazza luganese ha perso parecchio - osserva con una punta di amarezza -, la pittura antica e in particolare quella del 1600 è andata profondamente in crisi. Il ticinese oggi è molto più interessato all’arte moderna". Un cambiamento di interessi e custumi segno dei tempi. "Oggi le persone sono più orientate a spendere in altri ambiti, forse preferiscono fare vacanze e viaggi, sicuramente c’è meno cura della casa". Stefania si spiega meglio. "Una volta s’invitava molto di più a casa, si acquistavano piatti e servizi antichi, i privati arredavano quasi esclusivamente con l’antiquariato. Oggi si preferisce andare al ristorante".
Il nuovo che avanza manda l’antico in soffitta, dunque. Anche se non mancano i collezionisti. "Fare un restauro  di un dipinto su tela per i privati è molto diverso da quello per i musei. Nel primo caso è richiesto un intervento ricostruttivo invisibile, l’opera in questione, se sottoposta a un’operazione fatta a regola d’arte, non appare restaurata. Diverse sono per contro le consegne dei musei: il restauro in questo caso deve essere ben visibile, non deve essere mimetico".
Non sono finezze. Ma direttive precise. Anche perché i privati hanno interesse a vendere. Mentre i musei a esporre, a spiegare. Ecco perché tutti sono alla ricerca continua di professionisti con le competenze giuste. Non sempre facili da trovare. Anche se tra i giovani c’è ancora chi sceglie di fare questa professione. "Negli anni scorsi sono state aperte diverse scuole - continua Stefania -, ad esempio anche la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi) propone una laurea triennale e un master in conservazione e restauro". Del resto il patrimonio artistico non manca. Così come la passione per il passato. Nonostante l’arte contemporanea.
abertagni@caffe.ch
08.09.2019


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