Confronto sull'uso e l'abuso di chimica nell'agricoltura
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Pesticidi utili nei campi
ma le conseguenze...
PATRIZIA GUENZI


Numerose sono le ricerche sul ruolo che l’uso massiccio di antiparassitari e biocidi in agricoltura potrebbe avere sulla nostra salute e contribuire ad acuire la resistenza agli antibiotici. Limitare dunque l’utilizzo di pesticidi nell’agricoltura - come chiedono le iniziative  popolari "Acqua potabile pulita e cibo sano" e "Per una Svizzera senza pesticidi sintetici" - sembrerebbe la via da percorrere per non andare incontro a gravi problemi di salute pubblica. Iniziative, però, giudicate troppo radicali dal Consiglio nazionale che ha deciso di sottoporle in votazione senza controprogetti e con la raccomandazione di respingerle. Già esistono sufficienti mezzi di protezione, hanno spiegato i contrari alle iniziative, nel quadro della Politica agricola 2022  e nel Piano d’azione dei prodotti fitosanitari. Strumenti che permettono di rispondere alle preoccupazioni dei promotori.
Preoccupazioni, va detto, condivise da molti. Come il dottor Christian Garzoni che sottolinea come i pesticidi contribuiscano al fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Mentre è una questione di misura per l’agronomo Sergio Gobbin, che avverte: "Altrimenti non ci sarebbe abbastanza cibo a disposizione per tutti".
p.g.


Sono l’unica soluzione per sfamamarci tutti e avere di che vestirci
Sergio Gobbin
Agronomo, titolare dell’azienda Ecosfera
Le piante e gli animali sono apparsi sulla terra prima dell’uomo. E non avevano bisogno di noi. Poi venne l’uomo cacciatore raccoglitore che non le curava ma le adoperava come cibo e abbigliamento. Tutto cresceva in modo spontaneo e con un certo equilibrio. I parassiti venivano controllati dai contro parassiti in modo equo. La densità di crescita era rarefatta, i parassiti non avevano richiami da sovrappopolazione per unità di superficie. Nessuno stress di produzione.
Poi l’uomo da cacciatore raccoglitore diventò coltivatore e iniziarono i guai. I parassiti trovarono cibi in quantità molto superiore per unità di superficie. I contro parassiti non avevano la possibilità di eliminarli massivamente ed ecco l’inizio della lotta antiparassitaria moderna. Oggi coltivare senza pesticidi e pretendere di nutrire sette miliardi e passa di persone non è possibile. Senza dire delle "esigenze estetiche" che hanno raggiunto l’esasperazione. I consumatori non comperano il frutto segnato.
Ora si pensa ad un divieto assoluto dei pesticidi e produrre comunque un cibo pulito, bello e sano (inquinamento dell’aria escluso…). È impossibile! Vogliamo bere del buon vino che non ha mai subito trattamenti antiparassitari? Lo troveremo in piccole quantità e dovremo adattarci ad un certo tipo di gusto. Finiti i brindisi con lo Champagne. In Svizzera la legislazione sulla protezione fitosanitaria è una delle più severe del mondo. Con uno stop assoluto ai pesticidi, prepariamoci a girare nudi e magri, ammalati e deboli. I tessuti provenienti da vegetali e non dal petrolio (lino o cotone) vengono protetti indirettamente dalle malattie con i pesticidi. In Svizzera molti contadini producono biologico che risparmia l’ambiente. Ma anch’essi adoperano pesticidi (non tossici per l’ambiente) per poter sopravvivere. Se vogliamo eliminare totalmente i pesticidi dovremo essere pronti a vestirci con gonnellini di paglia (non trattata) e a cacciare la selvaggina.  


Questi antiparassitari rischiano di aumentare l’antibiotico-resistenza
Christian Garzoni
Medico specialista Fmh, medicina interna e malattie infettive
C’è sicuramente un nesso tra il problema, sempre più marcato, della resistenza agli antibiotici e l’utilizzo, sicuramente esagerato, di pesticidi nell’agricoltura e nell’allevamento animale. La suscettibilità dei batteri agli antibiotici può variare se sono contemporaneamente esposti anche agli erbicidi. Ciò favorisce lo sviluppo di batteri resistenti e oggi il problema della resistenza può mettere anche in serio pericolo la nostra vita, come spiega  l’Oms. Faccio un esempio: fino a qualche anno fa i batteri resistenti erano tipici degli ospedali e colpivano quasi solo pazienti ricoverati. Oggi l’epidemia di batteri Esbl colpisce la popolazione abitualmente sana, sono entrati nella catena umana proprio attraverso l’alimentazione. Non è un segreto che i polli possano essere altamente contaminati e anche le verdure. Con gravi conseguenze sulla salute pubblica, un aumento dei costi sanitari, dei ricoveri ospedalieri prolungati e il fallimento delle terapie. Addirittura, potremmo tornare a un’era pre-antibiotica in cui banali infezioni portavano alla morte. Tra gli imputati individuati ci sono anche, appunto, i pesticidi e gli antibiotici usati in agricoltura.
E poi ci sono pure le infezioni fungine. Sempre più resistenti, per cui trovare nuovi antibiotici per contrastarle sta diventando un’impresa. Ad esempio la Candida auris, di cui ancora non si conosce l’origine precisa. Si sa però che è presente in almeno quattro ceppi diversi tra loro, che potrebbero aver sviluppato resistenza agli antimicotici in luoghi e momenti diversi. E ancora una volta c’entra la mano dell’uomo. Sotto accusa, infatti, l’utilizzo indiscriminato di pesticidi e fungicidi sui raccolti, così come gli antibiotici sono ampiamente impiegati negli allevamenti, gli antimicotici contro i funghi parassiti lo sono in agricoltura. L’uso intensivo di questi prodotti, dunque, potrebbe aver contribuito all’insorgere di diversi ceppi di questa resistentissima Candida auris.
11.08.2019


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