Confronto sul "consenso presunto light" proposto da Berna
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Sono donatore ma...
Decide la famiglia
PATRIZIA GUENZI


Abbiamo il dieci per cento in più di rischio di essere un giorno sulla lista di attesa per un organo che non di diventare noi stessi donatori. Una malattia congenita, un tumore, una "semplice" trasfusione di sangue possono farci finire dritti in un centro trapianti. Eppure, fatichiamo ancora ad accettare, una volta morti, di donare fegato, pancreas, rene, cuore, intestino tenue o polmone. E così, con neanche 13 donatori l’anno per milione di abitanti, la Svizzera è il fanalino di coda in una realtà europea molto più generosa. E ogni tre giorni un paziente muore per la mancanza di un organo.
Evitare tutto ciò si prefigge l’iniziativa popolare "Favorire la donazione di organi", che mira ad introdurre il "consenso presunto", il silenzio vale come assenso in sostanza. Troppo estrema, reputa Berna, che sta valutando un controprogetto. Una formula "light", che tuteli i familiari del defunto e dia loro l’ultima parola. Familiari che in due casi su tre rifiutano l’espianto. Il motivo, spesso, è perché non conoscono la volontà della persona deceduta e temono di sbagliare. Per il primario di Medicina intensiva del Civico è una soluzione che ricalca la situazione attuale. Deluso invece il presidente dell’associazione Amici Swiss Transplant.

p.g.


"Non porre dei limiti priverebbe i cittadini della libertà di scelta"
Paolo Merlani
Primario di medicina intensiva al Civico di Lugano e responsabile donazioni per il Ticino

Parlarne è importante. Solo così si sensibilizzano le persone su un tema estremamente emotivo come quello della donazione di organi. In questo senso bene ha fatto il Consiglio federale a prendere posizione nei confronti dell’Iniziativa popolare "Favorire la donazione di organi" perché ha dimostrato di cogliere la rilevanza e l’urgenza del tema e conferma l’interesse e l’attenzione al problema della donazione da parte del governo, che favorisce e rilancia il dibattito su un argomento estremamente intimo e delicato.
Detto questo, il controprogetto su cui il Consiglio federale sta lavorando sembrerebbe una soluzione intermedia fra l’iniziativa e la situazione attuale. Tuttavia, quello che Berna sta facendo lancia un messaggio preciso, quello di invitare le persone alla generosità, pur lasciando alle famiglie la libertà di dire di no. Inoltre, aspetto da non sottovalutare, il controprogetto potrebbe indurre gli iniziativisti forse a ritirare l’iniziativa. È sempre un rischio andare alle urne quando i temi su cui ci si deve esprimere sono così complessi, quando più della ragione vengono coinvolti gli affetti e i sentimenti.
Vero è che in Svizzera il problema della carenza di organi esiste e che il numero di donatori di organo é esiguo. Un’eccezione il Ticino, tra i cantoni più generosi in cui difficilmente il tasso di donazioni potrà aumentare ulteriormente. Ma a livello nazionale sembra esserci poca propensione, o forse poca attenzione, ed è urgente e necessario riuscire ad invertire questa tendenza.
Un’inversione che è già in parte avvenuta nel 2013, grazie al piano d’azione "Più organi per i trapianti" della Confederazione che ha infatti visto aumentare il numero di organi a disposizione. Ma nel confronto europeo i nostri sono numeri purtroppo ancora molto bassi. E il Consiglio federale con questa mossa si è dimostrato consapevole e intenzionato a fare un ulteriore passo in avanti.
Personalmente, credo e spero che se il controprogetto sarà accolto le donazioni in futuro in Svizzera aumenteranno. Ripeto, il solo parlarne è efficace per stimolare l’attenzione e la sensibilità dei cittadini nei confronti di questo argomento. Il dono di organi continuerà comunque a rimanere un dono fra i più preziosi che ognuno di noi potrebbe essere portato a fare.


"Questa alternativa non farà diminuire gli inevitabili decessi"
Luciano De Lorenzi
Presidente, Associazione Amici Swiss Transplant

Con il "consenso presunto" sono certo che gli organi a disposizione sarebbero aumentati. La soluzione su cui sta lavorando il Consiglio federale sinceramente mi lascia un po’ perplesso. In realtà non cambia nulla da ciò che capita oggi. Già ora la famiglia ha l’ultima parola. Tuttavia, voglio ricordare che lo scorso anno in Svizzera sono morte una settantina di persone perché non si è trovato un organo per loro. Mi rendo conto che probabilmente la popolazione non è ancora pronta per il "consenso presunto" e Berna ha colto questo sentimento. Ma dobbiamo trovare una soluzione in fretta per diminuire i tanti decessi evitabili.
Purtroppo tutti tendiamo a pensare che a noi non capiterà mai. Che non avremo mai bisogno di un trapianto. Idem i nostri cari. Non è così. A me è capitato. Vent’anni fa, da un giorno all’altro mia figlia ha contratto l’epatite B. Ma nel giro di tre giorni è stato trovato un fegato. E oggi è viva proprio grazie alla generosità di una persona. Altrimenti sarebbe morta, proprio come quella settantina di persone decedute lo scorso anno in Svizzera perché l’organo che aspettavano non è mai arrivato.
Ecco perché sono favorevole al modello del "consenso presunto" per cui il silenzio vale come assenso. A mio avviso potrebbe essere un valido aiuto per sfoltire il numero di chi è in attesa di un trapianto. Un modo, anche, per spingerci a riflettere sul tema e prendere una decisione a favore o contro. Perché chi fraintende questo concetto come la privazione di un diritto o addirittura un obbligo a donare gli organi, dovrebbe rinunciare a salvare, un giorno, la propria vita, dire no ad uno sconosciuto che mette a disposizione il proprio organo. Il consenso presunto è una logica conseguenza a questa ormai cronica mancanza di organi. Non basta dire "sono d’accordo a donare organi" se questa volontà non la si rende tangibile, attraverso una tessera di donatore o comunicandola ai propri familiari.  
Facciamolo per noi (e per i nostri cari) che un domani potremmo davvero avere bisogno dell’aiuto di uno sconosciuto. Uno sconosciuto che, per nostra fortuna, non è stato insensibile e ha ascoltato i numerosi appelli a donare che negli anni sono diventati sempre più insistenti. La medicina oggi permette di guarire numerose patologie. Purtroppo non tutte. Per molte è necessario un organo nuovo. Un organo che cambia la vita di chi lo riceve. Pensiamo ai tanti pazienti costretti a fare la dialisi 3-4 volte a settimana. Pensiamo a un uomo giovane che aspetta un cuore. Basta poco. Basta avere la sensibilità di mettersi nei panni degli altri.
23.06.2019


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