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Le memorie di John Bolton del periodo - appena 18 mesi - in cui ha fatto parte dell’amministrazione di Donald Trump in qualità di consulente della sicurezza nazionale, sono un best seller istantaneo. In cima alle classifiche del New York Times e di Amazon, il libro ha venduto in una settimana 780 mila copie. Un vero record. Certo il fatto che l’amministrazione Trump abbia tentato di bloccarne l’uscita ed che il Dipartimento di giustizia abbia senza successo fatto causa a Bolton per avere reso pubbliche notizie "segrete", ha stuzzicato la curiosità dei potenziali acquirenti lettori.
Bolton si dice abbia ricevuto da Simon e Schuster, la casa editrice americana, un anticipo di 2 milioni di dollari che se le vendite continuano a questo ritmo l’editore recupererà velocemente. Adesso si capisce perché John Bolton si è rifiutato di testimoniare durante il processo per l’impeachment di Donald Trump, probabilmente aveva firmato un accordo con la casa editrice che gli vietava di divulgare informazioni contenute nel libri fino alla sua pubblicazione. In effetti, l’uscita del libro a pochi mesi dalle elezioni presidenziali è stata una mossa scaltra ed anche senza precedenti. Il protocollo etico vuole che chiunque abbia servito in un’amministrazione presidenziale aspetti che il presidente abbia lasciato la Casa Bianca prima di raccontarne la storia. Ma John Bolton, un navigatissimo repubblicano, non lo ha fatto non solo per arricchirsi ma anche per impedire a Trump di essere rieletto. Chissà cosa è successo tra i due. Bolton sostiene di aver dato le dimissioni mentre l’amministrazione Trump ha più volte dichiarato che è stato licenziato. Il casus belli risale a settembre del 2019 quando Bolton sabotò l’accordo tra Stati Uniti e Taliban. Trump non lo firmò ma licenziò Bolton che si era costantemente opposto alla sua politica "conciliatrice" verso i nemici storici degli Stati Uniti, fomentando nuove azioni militari nel mondo.
Bolton non è una colomba, insomma, una verità che si evince leggendo il libro. Tra una storia e l’altra sull’ignoranza del presidente (non sapeva che la Finlandia è uno stato e che il Regno Unito è una potenza nucleare) si percepisce un risentimento profondo e personale nei confronti di Trump ed un desiderio di vendetta che fa davvero poco onore all’autore.
04-07-2020 23:30

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