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Il Salone di Ginevra
affondato dalla lex Greta
Franco Zantonelli


SALONE La lex Greta e il Coronavirus hanno verosimilmente dato il colpo di grazia al Salone dell’auto di Ginevra. Dopo l’annullamento dell’edizione di quest’anno, a causa della pandemia, salterà anche quella del 2021, visto che su tempi e modi della seconda ondata si naviga a vista. Anche sparisse il virus ci chiediamo quanto fascino susciterà ancora l’auto, soprattutto nella classe media, con il prezzo della benzina che aumenterà di 12 centesimi al litro. Intanto, per Ginevra, sfumano 210 milioni, ovvero la cifra d’affari generata dal Salone. Senza contare i posti di lavoro persi.

AEROCOVID L’aeroporto di Lugano-Agno sarà pure stato scartato dalle compagnie di linea ma, intanto, mentre il Coronavirus gli rifilava la botta definitiva, si scopre che, proprio quando già la pandemia colpiva duro oltreconfine e gli aeroporti italiani erano chiusi, è servito da punto d’approdo per gli imprenditori bergamaschi provenienti dalla Cina. Da Pechino, da Shanghai e anche da Wuhan.
Ad Agno, dove arrivavano con dei jet privati, li andava a prendere un autista Ncc, che si è confidato con il quotidiano La Repubblica. Eravamo già in marzo, i focolai di Alzano e Nembro stavano mettendo in ginocchio Bergamo e provincia ma, a quanto racconta il conducente di taxi, il flusso di quei traffici con la Cina non si era ancora fermato. E c’è il sospetto che nessuno degli imprenditori transitati dai nostri aeroporti, oltre a Lugano anche Zurigo, sia mai stato controllato e posto in quarantena, una volta rientrato in Italia. "Quelli che dicono che i soldi non sono tutto nella vita, o yeah", avrebbe commentato Jannacci.

POVERI In Campania, dove il tasso di disoccupazione è del 20%, si scopre, in seguito ai disordini di Mondragone, che arrivano dei braccianti agricoli dalla Bulgaria con un salario di un euro l’ora. Poi si ammalano di Coronavirus, vogliono andare al lavoro lo stesso e finiscono per azzuffarsi con i locali, i quali temono il contagio.
La Pandemia non ha solo riempito i letti degli ospedali e i cimiteri ma ha pure fatto emergere un dato inquietante: sono i più poveri a stare peggio. Il caso del Perù. Nel Paese andino, nonostante il Governo abbia introdotto un rigido confinamento, i cittadini si ammalano lo stesso, facendo la coda per ritirare i 100 dollari del sussidio statale. Pochi hanno il conto in banca e l’allacciamento internet. Di conseguenza, per poter mangiare, sono costretti a rinunciare al distanziamento sociale. Lo stesso, se non peggio, avviene in India. Dove con quasi 2 miliardi di abitanti, la sanità dispone di un quarto dei respiratori della Lombardia. Buona parte del pianeta, insomma, è una gigantesca Mondragone.
04-07-2020 23:30

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