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IL PUNTO di Michel Guillaume
Immagini articolo
Il politico milionario
che chiede austerità
Michel Guillaume


C’è un consigliere di Stato di cui oggi tutti parlano: Pierre Alain  Schnegg, l’apostolo dell’austerità. Lo scorso mese di dicembre, il responsabile della sanità pubblica e della previdenza sociale del canton Berna ha impersonificato il programma di risparmi del suo governo. Riuscendo a far approvare una revisione della legge sull’aiuto sociale che ha infranto un autentico tabù e che ha spinto il resto della Svizzera ad osservare con particolare attenzione l’esperienza del "laboratorio" bernese.
Nella sua vita, Schnegg non si è mai sognato di diventare politico. Imprenditore per passione, ha per molto tempo diretto un’azienda informatica con 140 dipendenti e una cifra d’affari di 25 milioni, poi venduta ad investitori americani nel 2014. In politica è quindi entrato da milionario. Ha aderito all’Udc, partito in cui due dei suoi quattro figli già militavano. Ed ha iniziato un’ascesa politica folgorante. Poco dopo essere stato eletto in Gran Consiglio, ha dato l’assalto ad un posto in governo nella primavera del 2016. È stato eletto.
Ci si è subito chiesti come un dirigente di una Pmi avrebbe assorbito lo choc di ritrovarsi alla testa di un dipartimento elefantiaco, con 300 collaboratori e un budget da 2,5 miliardi di franchi. Capita, in Svizzera, che i direttori dei dipartimenti della sanità e del sociale siano candidati al suicidio politico per l’impopolarità delle decisioni che molto spesso sono chiamati a prendere.
In questo caso, Schnegg non ha chiuso nessun ospedale. Ma ha tagliato nel sociale, ritenendo inaccettabile che una famiglia di quattro persone all’assistenza - e dunque esente da imposte - viva meglio rispetto a quella di un piccolo artigiano costretto a cavarsela con 4mila franchi al mese. Ha proposto di ridurre del 10% (poi all’8%) la cifra versata per coprire i costi della vita oltre ad alloggio e sanità. Per la prima volta, un cantone ha infranto la soglia di 986 franchi al mese raccomandata dalla Conferenza svizzera degli istituti di aiuto sociale.
La sinistra, ovviamente, è salita sulle barricate, fustigando questa "politica ultraliberale che porta dritti all’americanizzazione della società". Il ministro ha però promesso di consacrare tra 5 e 15 milioni - sui 20 risparmiati grazie alla riforma - per progetti di sostegno ai giovani adulti senza formazione e ai disoccupati over 50. Improvvisamente, la sinistra esita a lanciare un referendum, perché il primo a volerlo è lo stesso Schnegg. Che vorrebbe tanto che la sua politica fosse legittimata dal voto popolare.
14-01-2018 01:00

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