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IL PUNTO di Gerhard Lob
L'Affaire Crypto
un'ipoteca per il Plr
Gerhard Lob


Per la politica elvetica è stata la bomba della settimana. Stiamo parlando dello scandalo Crypto, il caso di spionaggio portato alla luce da un’inchiesta della trasmissione Rundschau della Srf, dal Washington Post e dalla tv tedesca Zdf. La Crypto Sa di Zugo controllata dalla Cia e per qualche tempo pure dal Bnd (il servizio d’intelligence tedesco) nella guerra fredda avrebbe fornito a mezzo mondo apparecchi crittografici i cui contenuti potevano essere in realtà decrittati attraverso una falla. La vicenda ha dell’incredibile, una "spy story" da film. Non solo la Cia riusciva ad avere informazioni segrete da un centinaio di Paesi grazie a questi apparecchi, ma guadagnava persino soldi con le vendite, visto che l’impresa era di fatto di sua proprietà grazie ad una copertura nel Liechtenstein.
La faccenda sta suscitando grande scalpore, anche se - in realtà - non è la prima volta che l’azienda di Zugo emerge agli onori della cronaca per i presunti legami con l’intelligence americana. Ma questa volta l’eco è molto più vasta. Sono già diversi i parlamentari ad aver sollecitato una Commissione parlamentare d’inchiesta, pure la presidente del Partito liberale radicale svizzero, Petra Gössi, si dichiara "possibilista". La delegazione delle Commissioni della gestione del Parlamento si è già mossa di propria iniziativa. La domanda centrale ora è: chi sapeva, cosa e quando?
Per il Plr l’affare Crypto è una pesante ipoteca, visto che alcuni protagonisti di questa storia sono liberali, a cominciare dall’ex consigliere federale Kaspar Villiger che come ministro della difesa tra il 1986 e il 1995, secondo un testimone, sarebbe stato al corrente di tutto. Lui ha negato questo particolare, potrebbe essere stato ingannato da alcuni collaboratori. Pare comunque poco probabile che i servizi segreti svizzeri non sapessero niente.
Nel consiglio d’amministrazione della Crypto Sa sedevano personaggi importanti del partito liberale del canton Zugo, come Georg Stucky, consigliere nazionale dal 1979 al 1999, considerato dalla Nzz "architetto del paradiso fiscale Zugo". Oggi ha 90 anni ed è molto malato. Il secondo personaggio liberale che faceva parte del consiglio d’amministrazione era l’avvocato Rolf Schweiger, già consigliere agli Stati del canton Zugo e presidente del Plr nazionale. Dice di non aver mai saputo nulla del sistema di crittografia, ma di essersi occupato solo di pianificazione finanziaria. Intanto il Consiglio federale ha incaricato l’ex giudice federale Niklaus Oberholzer di far chiarezza sulla vicenda. Ma sicuramente non sarà lui a scrivere l’ultima parola sull’affaire Crypto.
16-02-2020 01:00

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