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FOGLI IN LIBERTÀ di Renato Martinoni
Immagini articolo
Gay Pride più sobrio
e le preghiere in chiesa
Renato Martinoni


Nel 1969 a New York la polizia interviene in un bar, lo "Stonewall", per mettere fine allo scandalo degli omosessuali che frequentano il ritrovo. Ne nascono resistenze, scontri e arresti che la storia ricorderà come i "moti di Stonewall". Da quell’occasione nasce il "Movimento di liberazione omosessuale" che da un lato vuole combattere le persecuzioni spesso immotivate contro forme di "diversità" difficili da accettare da una società conformista, dall’altro vuole dare rilevanza mediatica all’omosessualità. Per ricordare quell’evento simbolico è nato il "Gay Pride". Un sentimento di orgoglio, ma sarebbe meglio dire: di fierezza, nei confronti della "diversità" sessuale. Un proposito di lotta contro la "vergogna" di essere omosessuali. Alzi la mano che non ha mai sentito battute, o ha avvertito pregiudizi, o ha letto di bullismo e ingiustizie, nei confronti degli omosessuali.
Da molti anni, almeno nel mondo più democratico, si celebra dunque il "Gay Pride". Un evento pubblico, anzi spettacolare, che riunisce gli uni e fa incazzare gli altri. Per la prima volta, tra la fine di questo mese e l’inizio di giugno, la città di Lugano farà da palcoscenico alla manifestazione. Anzi, alle manifestazioni. Perché, accanto alla parata, che resta il momento clou, ci saranno vari eventi collaterali: teatri, esposizioni, film, letture, concerti, attività sportive. Segno di un impegno non occasionale ma serio. Di una volontà di sensibilizzare e di fare discutere. Inutile ribadire quanto sia importante riflettere e combattere l’omofobia, l’intolleranza, l’ignoranza. Tutti vizi attuali che hanno radici vecchie mai estirpate del tutto (e forse neanche estirpabili).
Molti, a parole, dicono di capire e di condividere. L’imbarazzo però non si cancella. È più comodo, del resto, fingere di associarsi che dissociarsi apertamente. È più semplice mettersi dietro le transenne e ammirare lo spettacolo che dire qualcosa di serio intorno a un evento che comunque non può non far discutere. Il politically correct, che è una forma di moderno perbenismo, non ammmette critiche. Piace dunque l’idea di riflettere e di sensibilizzare. Piace meno la parata del 2 giugno, che inevitabilmente diventa anche esibizione e, non neghiamolo, provocazione. Sa molto di America e di America ce n’è già troppa nella nostra quotidianità. Non si potrebbe fare qualcosa che abbia la stessa valenza e sia più "europeo"? Che sia meno festa-carnevale-brasiliano, meno ostentazione, meno provocazione? Allo stesso modo non può piacere la proposta di "Helvetia Christiana" di recitare il rosario in pubblico. I rosari si recitano in chiesa. Così come le vere riflessioni si fanno con i cortei, non con le parate-tipo-Rio de Janeiro.
20-05-2018 01:00

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