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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
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Illusione democrazia
tra politica e religioni
Luigi Bonanate


La politica non è una brutta cosa, ma dobbiamo riconoscere che sia tanto complessa quanto importante. Nel corso dei secoli il potere politico ha potuto valersi, per conservarsi, della religione, di dittature, e più raramente di democrazia. Il problema si insinua nella natura dei loro possibili intrecci: le scelte religiose dovrebbero essere libere, perché un’oppressione compiuta per favorirne una su tutte le altre è insensata; le dittature poi sorgono quando il potere non riesce più a contenere le richieste della società; la democrazia infine è l’ideale al quale tutti i regimi politici dichiarano di attenersi. Ma la loro competizione è sovente sleale, e in ogni caso è inammissibile che oppositori e critici vengano sbattuti in galera quando non eliminati brutalmente.
Non stiamo neppure più a ricordare (anche se si tratta di eventi realmente accaduti) che le religioni sono state, nei millenni, un formidabile strumento nelle lotte per la conquista del potere politico e per la sua conservazione. Per dominare le società, le religioni sono state strumenti di persecuzione, stragi, repressione ben più che di elevazione spirituale. Così, le tensioni tra ebraismo e islamismo, cristianesimo e islam, e all’interno di quest’ultimo tra sunniti e sciiti, così come era successo al cristianesimo nella Riforma protestante del XVI secolo, sono state alle origini di guerre, lotte civili, tentativi di sovvertimento politico e sociale, che oggi vanno spostandosi a macchia d’olio, portando con sé dolore e morte: l’esatto contrario di ciò che qualsiasi ben intesa religione possa desiderare. Eppure, dopo l’età delle guerre di religione si era sperato che lo stato democratico potesse e sapesse contemperare le libere scelte religiose permettendo a ciascuno di scegliersi il Dio a cui credere. Purtroppo le cose non sono andate così, o meglio: quando la religione diventa strumento di governo, scivola facilmente nella dittatura, e accetta soltanto chi obbedisce passivamente. La democrazia che doveva spazzar via tutto ciò tarda ad affermarsi. Il risultato è che a fronte di un libero dibattito pubblico le teocrazie rispondono con dittature che si sostanziano nell’incarcerazione di migliaia e migliaia di dissidenti, come in Turchia, o in Iran, dove i giovani che guardano verso il futuro sono trattati da criminali, mentre invece lottano per la libertà non solo loro ma di tutti; in altri casi si è giunti fino alla guerra civile, come in Siria e in Yemen; in Arabia saudita, invece (ma le cose non cambiano), la contestazione deve ancora arrivare e il livello di repressione è tanto alto quanto, verosimilmente e alla lunga, auto-distruttivo.
La democrazia non è riuscita, finora, a regolamentare dei dissensi "consensuali", accordi che non vanno fondati sulla retta religione (in mancanza di che il miscredente finisce sul rogo), o sull’ottima forma di governo, ma sulla legittimità di discuterne senza ricorrere alla violenza o subirla. Ma quel che vediamo, oggi come oggi, e cioé arresti di dissidenti, processi-farsa che portano a costruire patiboli e azioni di polizia che causano decine di vittime, ci dice che la democrazia è ancora un miraggio.
14-01-2018 01:00

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