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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
Immagini articolo
Il sovranismo cresce
senza il bipolarismo
Luigi Bonanate


Abbiamo ormai la prova che ciò che successe il 9 novembre 1989, la caduta del Muro di Berlino con la successiva dissoluzione dell’Unione Sovietica e il superamento del bipolarismo, non rappresentarono solamente la fine dello scontro ideologico tra due mondi e due modelli di società. La cancellazione del bipolarismo strategico-militare - bene o male - aveva "ingessato" il mondo, all’interno del quale progressive forme di ri-organizzazione avevano modificato strutturalmente la politica e l’economia mondiali, rendendo inutili le istituzioni intermedie che erano servite ad adattare il mondo alla sua conformazione per blocchi e quindi pe alleanze parziali e contrapposte.
Vediamo invece oggi con assoluta evidenza che tutto quel che era stato fatto per garantire la pace internazionale e che quanto meno sapeva essere elastico nell’assorbire le crisi e poi ritrovare un suo equilibrio, è finito senza che nulla sia comparso al posto. Per anni, e dopo anni di duro scontro, il mondo aveva visto sorgere una quantità di istituzioni intermedie, che svolgevano un ruolo fondamentale nella circolazione di materie prime, merci, beni e, limitatamente, persone.
Fino all’Ottantanove, avevamo la Nato, prima fra tutte, a cui era affidata la difesa comune occidentale; il Mercato comune europeo (poi Unione europea); le Americhe avevano il Mercosur (10 membri tra cui Argentina e Brasile, i due Paesi più grandi del sub-continente); nel Nord America c’era il Nafta (tra Usa, Canada e Messico). In Asia, poi, avevamo l’Asean (che comprende ancora contatti stretti tra Paesi asiatici e molti extra-asiatici) e l’Unione Africana (comprendente tutti gli stati del continente). Per non parlare di istituzioni a carattere universale, come l’Onu o il Wto, o di altre specialistiche, come l’Opec. Istituzioni che sono ormai scatole vuote: in vita, ma scarsissimamente attive o presenti sulla scena internazionale sulla quale non riescono più a incidere.
A fronte del declino di questo tessuto sociale che contribuiva ad assorbire tensioni, a modificare tendenze, a innovare situazioni, si è sviluppato - coerentemente, verrebbe da dire - una contro-tendenza nella quale i singoli stati cercano di recuperare quella quota di sovranità che avevano in qualche misura ceduto (che accumulava le risorse di cui ciascuno disponeva) e alla quale si dà oggi il nome di sovranismo, che tende al recupero della propria libertà d’azione e alla rivendicazione della propria singolarità e soggettività. Il capitalismo storico era stato da molti accettato perché se non altro tendeva a renderci tutti più simili, a omologarci; oggi il desiderio è invece il differenzialismo, l’unicità, il far da sé, temendo che la condivisione sottragga risorse alla propria popolazione. Tutto ciò si è accompagnato al contestuale aumento dei governi autoritari in giro per il mondo. Sparita la paura dello scontro tra i mondi, un po’ per volta, gli stati hanno raccolto i loro bagagli e stanno abbandonando la casa comune.
Avevamo creduto che il progresso si fondasse sulla collaborazione, ora si preferisce la separazione: ciascuno per sé. Il timore è che così diventi tutto più difficile.
09-12-2018 01:00
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