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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
Immagini articolo
La Catalogna gioca
una partita rischiosa
Luigi Bonanate


Ogni anno i catalani vivono con passione gli incontri di calcio tra la squadra che li rappresenta, il "Barcelona", e il "Real Madrid", squadra della capitale della Spagna unita, che è la condizione giuridica dell’esistenza dello Stato, dato che la Costituzione, all’art. 2, lo definisce come "patria comune ed indivisibile di tutti gli spagnoli". Essi rischiano ora di essere privati da questo grande avvenimento: se la Catalogna diventasse uno Stato autonomo, come il referendum (illegale e proibito dal Governo centrale) propone, il campionato di calcio spagnolo avrebbe una squadra in meno, e la Catalogna si troverebbe a doversi inventare un piccolo campionato locale per consentire alla sua squadra di esercitare le sue grandi capacità di gioco, di spettacolo e anche di miniera finanziaria!
Anche se non è il problema centrale, questo esempio illumina l’enorme complessità ingegneristico-costituzionale che la fuoriuscita della Catalogna dalla Spagna assumerebbe. Ne verrebbero fuori, intanto, due Stati entrambi nuovi: sia la Catalogna, che dovrebbe poi dimostrare la sua capacità di agire anche per ottenere il riconoscimento della comunità internazionale, sia la Spagna, che vedendo modificarsi la sua composizione territoriale ed economica dovrebbe ripresentarsi, come uno Stato nascente al giudizio internazionale. Questi Stati nuovi si troverebbero, di default, anche fuori dall’Ue perché nella nuova conformazione dovrebbero fare formale domanda di ammissione, che verrebbe sottoposta agli organi collegiali prima di essere valutata nei vari "capitoli" a cui il richiedente deve saper dare risposte positive e recepire il cosiddetto "acquis communautaire" (che raccoglie in sé tutti i principali ideali del progetto europeistico).
Nulla di impossibile, sia ben chiaro; ma operazioni che comporterebbero anni e anni di trattative, dibattiti, adeguamenti giuridici e burocratici immensi. Si pensi alla pura e semplice applicazione dei principi minimi della circolazione delle persone: entrare in Catalogna e uscirne non sarebbe più com’è oggi, che si tratta di passare, al massimo, sotto un metal-detector di sicurezza senz’altro impegno che essere cittadini dell’Unione europea. I catalani si troverebbero, di colpo, a essere come un turco (la cui domanda di adesione all’Unione giace da anni senza fare progressi...): nulla di male, ma molto di diverso, rispetto al tipo di libertà di circolazione planetaria a cui siamo abituati (ovviamente, ciò non tocca le dimensioni della sicurezza e della lotta al terorrismo).
E anche senza entrare nella "carne viva" dell’idea della secessione di una parte di un corpo che è unitario dal 1516, la separazione sarebbe un vero e proprio paradosso unilaterale perché, per quanto dolorosa, una decisione del genere non potrebbe che essere presa bilateralmente, cioé sia dai catalani secessionisti, sia dall’insieme della popolazione spagnola, alla quale appartiene anche la popolazione catalana!
E infine: ma per essere fieri di se stessi, è proprio necessario "andarsene"? Viene persino il dubbio che siano ragioni di tipo economico a spingere la Catalogna al gran passo: ma è difficile prevedere se sarebbe davvero un affare!
17-09-2017 01:00
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