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15.11.2017
Comunicazione di prassi cantonale concernente le deduzioni di spese professionali particolari degli espatriati domiciliati nel Canton Ticino
08.11.2017
Il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto è revocato a partire da mercoledì 8 novembre 2017 alle ore 10.00. Si ricorda che restano in vigore le prescrizioni generali definite dal Regolamento di applicazione dell'Ordinanza contro l'inquinamento atmosferico (ROIAT)
07.11.2017
I dati del censimento annuale dei rifiuti sono ora consultabili in modo interattivo anche sul portale dell'Osservatorio Ambientale della Svizzera Italiana [www.ti.ch/oasi]
30.10.2017
Pubblicato nuovo formulario per la compilazione elettronica della dichiarazione dei redditi 2017 dei Patriziati, con la funzione di somma automatica
24.10.2017
Aggiornato il sito tematico del Parco del Piano di Magadino [www.ti.ch/ppdm]
19.10.2017
Pubblicati i dati del traffico sulla rete stradale in Ticino nel 2016 [www.ti.ch/conteggi]
19.10.2017
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, settembre 2017
18.10.2017
La Sezione forestale comunica che il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto (RLCFo/RaLLI) è in vigore a partire da mercoledì 18 ottobre 2017 alle ore 12.00 a causa del pericolo d'incendio di boschi. La misura è attiva su tutto il territorio cantonale.

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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
Immagini articolo
Solo da Usa e Cina
dipenderà la partita
Luigi Bonanate


In questo primo anno di Trump (non ancora concluso) il mondo è già cambiato a sufficienza per farci pensare che il nuovo presidente statunitense abbia già lasciato il segno. Siamo ancora tutti stupiti, sconcertati e indecisi nel valutare la sua politica estera, che è la nostra politica internazionale, ma non c’è dubbio che egli vi abbia inciso, e non poco. Le varie e caotiche esternazioni cui abbiamo assistito - che vanno dall’Obamacare alla vendita di armi; dal continuo turn-over di collaboratori assunti e cacciati; dal trattato con l’Iran al Nafta con Canada e Messico; dal blocco dell’immigrazione ai rimbrotti anti-europei e alla Nato; dalla rottura con Cuba a una sorta di emarginazione di Putin, eccetera eccetera - hanno una funzione "estetica" nel tratteggiare lo stile dell’uomo e quindi nell’impressionare un pubblico che ormai preferisce ascoltare le declamazioni che i ragionamenti (anche questo è populismo). Ma nel disegno di Trump sono emerse alcune importantissime novità. Se la questione nordcoreana spicca come la più delicata e pericolosa (forse più a parole che nei fatti), altri aspetti della politica estera Usa hanno conosciuto delle svolte che potrebbero trasformare la politica estera americana.
Tra tutti emerge, al primo posto, lo sguardo rivolto alla Cina, che segna un ribaltamento drastico della prospettiva geografica: un’America rivolta non più verso l’Atlantico e l’Europa, ma verso il Pacifico e l’Asia (e nell’Asia, la Cina). L’"impero di mezzo", come una volta veniva chiamata la Cina, sta effettivamente andando a collocarsi "in mezzo", ovvero sta occupando il "centro", che è stabilito dal punto di incontro tra le politiche estere dei vari Stati che stanno trasformando l’ordine internazionale. All’incrocio, effettivamente, oggi c’è la Repubblica popolare cinese, che come vicini ha a nord la Russia, a sud l’India, a ovest l’Europa balcanica recentemente entrata nell’Unione europea mentre a est, appunto, c’è la Cina, che si sporge sul Pacifico che dall’altra parte bagna proprio gli Usa. A partire da tale collocazione la Cina diffonde la sua influenza verso l’Asia meridionale di cui rivendica diverse isole (così come a nord, dove ne contesta altre al Giappone); se ne è poi andata in Africa, dove svolge un ruolo imprenditoriale estremamente attivo. Si tiene curiosamente a distanza dalla vecchia Europa, così come ha fatto Trump. Ed ecco che il cerchio si chiude: gli Usa con il "cortile di casa" latino-americano mentre quello della Cina è l’Asia meridionale: il confronto è certamente tra queste due massime potenze territoriali - il che non vuol dire che siano tali anche sul piano militare, tuttavia...
Usa e Cina rappresentano il 40% del Prodotto nazionale lordo di tutto il mondo, il che ne fa davvero i due Paesi dai quali dipende il futuro del pianeta. Potremmo aggiungere che mentre i primi sono l’avanguardia di un mondo declinante, la seconda simboleggia l’affermazione crescente di un mondo impetuosamente in sviluppo e che potrebbe dare vita a una società planetaria assolutamente imprevedibile, ma verosimilmente poco democratica. Il grande problema resta se tale ipotetica transizione potrà avvenire in modo pacifico oppure se ancora una volta il mondo dovrà passare attraverso una nuova grande guerra.
12-11-2017 01:00

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