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DIARIO di Giuseppe Zois
E le nostre certezze
di colpo si sbriciolano
Giuseppe Zois


Caro Diario,
a volte abbiamo la sensazione, e/o convinzione, di poter dominare gli eventi, anche quelli più disastrosi e temibili, ma basta una manciata di notizie - di quelle che sconvolgono - a farci sentire terribilmente vulnerabili, talora impotenti, sballottati tra sicurezze sbriciolate. L’anno è cominciato con l’apparizione del "coronavirus" in Cina. Un flagello moderno. Di giorno in giorno si appesantisce il bilancio dei morti: in settimana si è superata quota mille, più della Sars. Ci vuole tempismo, dice a sua volta attardata l’Oms: ora si corre, ma forse si è perso tempo quando il contagio si è manifestato a Wuhan, a metà dicembre. Per il vaccino ci vorranno 18 mesi. Intanto si moltiplicano interrogativi, dubbi, angosce, con ricadute su infiniti piani, diplomatici, economici, turistici... Un disastro fra cupi scenari di quarantene, isolamenti, cieli chiusi. Tocca sperare, per esempio che il virus si indebolisca con l’arrivo del caldo. Molti calendari personali dovranno essere rivisti.
ALTRO SPETTRO: l’invasione di locuste nel Corno d’Africa. Di colpo ci si trova confrontati con una piaga antica e nuova, devastante in Paesi già in ginocchio per scarsità di cibo, cure, mezzi. Si parla di sciami  grandi centinaia di km, che possono arrivare addirittura a milioni, miliardi di insetti, capaci di divorare in un giorno la stessa quantità di cibo necessario a sfamare 90 milioni di persone. Responsabili (o co-responsabili), una volta ancora, le crisi climatiche, ancora più drammatiche nell’Africa sferzata da siccità, poi inondazioni, quindi coltivazioni distrutte, fame.
LA STESSA EUROPA nord-occidentale è stata colpita dal ciclone Sabine che si è abbattuto dal Regno Unito fino a nord delle Alpi in Svizzera, con mareggiate, precipitazioni, raffiche di vento da 200 km/h, purtroppo anche con 6 morti (una donna in Valtellina), danni ingenti per crolli, treni e voli sospesi, decine di migliaia di case senza corrente. Tutto contribuisce a rendere precario e destabilizzante l’orizzonte del vivere quotidiano. La natura domina i dominatori.
LA SCIENZA continua a progredire per fortuna: ci fa più luce sul cammino, andiamo avanti, ma ci sentiamo indifesi nonostante le conquiste del progresso. Non solo si fa poco per uno sviluppo più equilibrato nell’Occidente avanzato (clima e ambiente), ma anche la solidarietà galleggia troppo spesso come guscio vuoto sulle onde del persistente esteso squilibrio tra ricchi e poveri. Siamo davanti all’eterno Rubicone: di qua, pur con la crisi ultradecennale, c’è eccesso di reddito; di là, un’intollerabile fatica di vivere.
16-02-2020 01:00

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